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Parliamo oggi di spreco alimentare

Cosa s’intende per spreco alimentare?

Spreco alimentare. Le definizioni proposte negli anni sono state molte, perché tutto dipende da cosa si prende in considerazione.

I dati e le analisi cambiano se si parte dalla filiera alimentare nel suo complesso o se si analizza solo una parte.

Il Barilla Center for Food and Nutrition (BCFN) propone due grandi categorie: – Food losses, ossia le perdite che si determinano a monte della filiera agroalimentare, principalmente in fase di semina, coltivazione, raccolta, trattamento, conservazione e prima trasformazione agricola; – Food waste, ossia gli sprechi che avvengono durante la trasformazione industriale, distribuzione e consumo finale.

Spreco alimentare. La distinzione è cruciale, perché spesso, quando si citano i numeri dello spreco, non si fa differenza e si attribuisce al consumatore finale una quantità di spreco che sembra lontana dalla realtà, e che arriva al 30% circa; in altre parole, è come se – crisi o non crisi – ciascuno buttasse nella spazzatura un terzo di ciò che acquista, il che appare francamente poco credibile.

La prima confusione è dunque sulla definizione.

Una volta chiarito questo concetto si possono analizzare alcune cifre, scegliendo quelle più affidabili.

Nell’Italia del Covid diminuisce lo spreco alimentare tra le mura domestiche: nel 2020 sono stati buttati 27 kg di cibo a testa (529 grammi a settimana), l’11,78% in meno rispetto al 2019 con un risparmio di 376 milioni di euro.

Sono comunque andati in fumo 10 miliardi di euro se, oltre agli sprechi in cucina, si considerano le perdite in campo e nel commercio. (Waste Watcher International Observatory).

È comunque difficile avere dati oggettivi.

Nei Paesi industrializzati la quota maggiore degli sprechi avverrebbe nelle fasi finali della filiera agroalimentare (consumo domestico e ristorazione in particolare.

Tra le cause vi sarebbero difficoltà del consumatore di interpretare correttamente le etichette degli alimenti; preparazione di porzioni troppo abbondanti (tanto nei ristoranti quanto a casa), errori in fase di pianificazione degli acquisti (spesso indotti da offerte promozionali); conservazione non adeguata.

Spreco alimentare. Come se ne esce? Il rapporto del Barilla Center for Food and Nutrition propone sette obiettivi da perseguire:

  1. Definizioni e metrica comuni. Dare un significato univoco ai termini food losses e food waste e armonizzare a livello internazionale la raccolta dei dati statistici.
  2. Capire le cause. Comprendere più nel dettaglio il perché degli sprechi alimentari nelle varie filiere agroalimentari e valutare meglio gli impatti.
  3. Ridurre per recuperare meno. Investire prima nella riduzione delle perdite e degli sprechi alimentari e poi sul loro recupero.
  4. (Ri)utilizzare. Avviare iniziative di recupero degli sprechi, attraverso la distribuzione a persone svantaggiate, l’impiego come mangime o, come ultima alternativa, per produrre bioenergia.
  5. Una priorità politica. Governare la riduzione dello spreco a livello istituzionale, evitando che l’adozione di standard provochi perdite e sprechi ingiustificati lungo la filiera.
  6. Cooperare per risparmiare. Sviluppare accordi di filiera tra agricoltori, produttori e distributori per una programmazione più corretta.
  7. Informare per educare. Rendere il consumatore consapevole dello spreco e insegnargli come rendere più sostenibili l’acquisto, la conservazione, la preparazione e lo smaltimento finale del cibo.

Per concludere altre considerazioni:

  • lo spreco alimentare è responsabile del 6% delle emissioni di gas serra e della dispersione di 253 Km3 di acqua potabile (solo in agricoltura).
  • la FAO, calcola che 1.4 milioni di ettari di terreno coltivabile siano utilizzati per produrre cibo che non verrà mai mangiato (ovvero il 28% della superficie terrestre destinata all’agricoltura), contribuendo in modo significativo alla perdita di biodiversità.
  • A livello mondiale, sempre secondo la FAO, sono 1.6 miliardi le tonnellate di cibo che vengono sprecate ogni anno, pari a 1/3 della produzione alimentare globale.
  • Nel pacchetto di Direttive Ue per l’economia circolare per attuare a una strategia contro gli sprechi alimentari vengono introdotti target di riduzione degli sprechi del 30% al 2025 e del 50% al 2030.

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